Difesa legale contro accertamenti ispettivi previdenziali

Conferma dell'inquadramento abituale in Corte d'Appello e revoca di sanzioni per 250.000 euro.

Nel 2019 venivo contattata da un’Agenzia attiva nel settore dell'energia che contava nel suo organico circa 200 venditori porta a porta e che aveva subito un accertamento ispettivo, all'esito del quale l'ente previdenziale aveva ritenuto che 7 di tali venditori porta a porta fossero in realtà agenti di commercio e aveva comminato alla mia cliente il pagamento di € 250.0000 a titolo di omessi versamenti previdenziali, FIRR, interessi e sanzioni.

Esaminata attentamente la copiosa documentazione in atti e le centinaia di fatture oggetto di accertamento, gli elementi evidenziati dall'ente previdenziale non erano a mio avviso idonei a configurare un mandato di agenzia. Esortavi quindi alla cliente di agire giudizialmente per ottenere l'annullamento del verbale ispettivo, che tuttavia veniva confermato dal Tribunale di Roma.

A mio avviso la sentenza emessa era affetta da gravi errori fattuali e giuridici, non potevo quindi che consigliare alla cliente, che si affidava alla mia valutazione, di impugnarla. La Corte d'Appello di Roma ha accolto le mie argomentazioni, confermato l’inquadramento dei 7 venditori porta a porta abituali e annullato il verbale ispettivo, condannando l'ente previdenziale al rimborso pressoché integrale delle spese legali di primo e secondo grado.

La mia cliente ha così evitato un ingente ed ingiusto esborso economico e, al contempo, si è messa al sicuro da quello che avrebbe potuto diventare un pericoloso “precedente” per tutti gli altri collaboratori contrattualizzati come venditori porta a porta.

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